L’educazione, in primo luogo

Il concetto di educazione nella tradizione filosofica greca del periodo classico – sofisti, Socrate, Platone, Aristotele – non può essere compreso se non nel contesto della pólis: educare una persona significa per questi filosofi educare il cittadino. Le ragioni per cui è visto in maniera così stretta il legame tra l’uomo e il cittadino sono diverse da filosofo a filosofo; è tuttavia indubbio che su questo punto tutti subiscano l’influsso della concezione greca dell’uomo, che non aveva eguali nelle culture dei popoli vicini: per i Greci l’uomo è portatore di una cultura che si esprime nella sua libertà individuale, resa possibile soltanto dalla vita nella libera comunità politica, la pólis appunto.

La paidéia (secondo Werner Jaeger in quello che è forse il più importante e approfondito studio dedicato alla nozione greca) è «l’educazione, in primo luogo, non è faccenda individuale, ma, per sua natura, è cosa della comunità. […] L’edificio di ogni comunità riposa sulle leggi e norme, scritte e non scritte, in essa vigenti, le quali vincolano essa medesima e i suoi membri. Ogni educazione è perciò emanazione diretta della viva coscienza normativa d’una comunità umana».

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