Dante su Pitagora

Dante Alighieri scrive nel “Convivio” che Pitagora fu un grande modello di vita pratica e di virtù. Pitagora lo commuove per la sua umanità, e presumibilmente fu una delle componenti della concezione dantesca di uno stato ideale e universale. Sebbene, spiega, alcuni filosofi, tra cui Platone, abbiano ritenuto che le anime possiedono diversi gradi di nobiltà, secondo il rango delle stelle da cui provengono, Pitagora credette che tutte le anime hanno un rango uguale. Pitagora prese in considerazione anche le anime degli animali e delle piante, aggiunge Dante, trovando in tutte medesima dignità.
Nel “De monarchia“, un’opera destinata a presentare gli argomenti per la necessità di uno stato universale e indipendente (sotto la guida di Roma e affrancato dalla Chiesa), Dante sottolinea l’idealismo della concezione della concordia propria di Pitagora e la sua convinzione dell’importanza dell’unità in quanto opposta alla molteplicità. Il risultato, concorda Dante con ammirazione, è la concordia e l’armonia, che sono basate sull’unità.

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