Il senso del tutto e il dolore

William Faulkner scrive che fra il dolore e il nulla lui sceglierebbe il dolore. “E tu, cosa sceglieresti? Il dolore è idiota, io scelgo il nulla. Non è meglio, ma il dolore è un compromesso. O tutto o niente…”
Parmenide si interroga in modo molto forte sul significato del nulla e propone la filosofia come prima grande forma di rimedio al dolore.
Nel suo poema ci dice che il dolore è provocato non dalla quiete, ma dal divenire (intenso come mutamento, movimento, scorrere senza fine della realtà, perenne nascere e morire delle cose).
Il viaggio verso la luce fatto da Parmenide indica che dal dolore ci si libera negando il suo contesto, ovvero la fugacità illusoria dal mondo.
La sua posizione è ancora oggi il punto di maggiore contatto con l’Oriente.
Il rimedio che la filosofia dà all’imprevedibilità del futuro è la previsione del senso del tutto attraverso l’epistéme, parola greca che significa capacità di “stare sopra tutto ciò che intende negare ciò che sta”.
Solo se si conosce in modo certo il senso del tutto si potrà prevedere il dolore e dargli una spiegazione.
Ma perché allora il dolore (come dice Eschilo) getta nella follia? Proprio perché non ha senso fino a quando non si riesce almeno a intravedere il senso del tutto.

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