Il soffio vitale

Il termine psychê con Omero indicava il soffio vitale che si esalava con la morte, ma anche il fantasma che nell’Ade sopravviveva alla morte.
Nella tradizione orfica psychê designava il demone imprigionato nel corpo per scontare la colpa originaria.
Una delle più citate massime del Qi Gong (tutta quella serie di pratiche e di esercizi congiunti alla medicina tradizionale cinese e in parte anche alle arti marziali) è “raffina il JING (l’essenza) per ottenere il QI (il soffio); raffina il QI per ottenere lo SHEN (lo spirito) e ritorna al vuoto.”
Nella riflessione filosofica arcaica l’anima è da un lato associata alla physis come principio generatore e motore intrinseco, dall’altro, a partire almeno da Eraclito, all’intelligenza.
“Soffiando, inalando, espirando ed aspirando, espellono il vecchio per assorbire il nuovo” scrive Zhuangzi in un testo taoista del IV-II sec. a.C.
Nel Qoelet, il testo contenuto sia nella Bibbia ebraica che in quella cristiana, si dice che “nessun uomo è padrone del suo soffio vitale tanto da trattenerlo, né alcuno ha potere sul giorno della sua morte”. Si dice anche che non è ben chiaro se il soffio vitale dell’uomo salga in alto “e se quello della bestia scenda in basso nella terra” e che non c’è niente di meglio per l’uomo “che godere delle sue opere, perché questa è la sua sorte.”

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