I cento talleri di Kant

L’esempio ha il privilegio di essere più facile da capire del concetto e di fissarsi bene nella memoria, anche se spesso porta con sé il pericolo di rimanerci impresso perdendo ogni legame con ciò a cui si riferisce. E’ però un vecchio rimedio contro la fretta del lettore, diceva già oltre un secolo fa uno dei migliori allievi di Hegel, Karl Rosenkranz, che di concetti se ne sapeva qualcosa.
Per una panoramica sui problemi della filosofia forse cinquanta esempi sono troppi o troppo pochi. Pietro Emanuele ha scelto un numero adatto a un lettore né frettoloso né troppo esigente. Gli esempi che offre ne I cento talleri di Kant sono qualche volta delle escamotage per arrivare ai concetti senza troppa fatica. Gli orologi di Leibniz, per esempio, mostrano come le cose del mondo vadano a tempo e i talleri che Kant non si ritrova in tasca illustrano perché non si possa conoscere a priori l’esistenza delle cose. Altre volte, invece, i loro autori hanno saputo dotarli di una vivacità autonoma, capace di coinvolgere di per sé il lettore. E’ il caso di Gorgia, che esemplifica la potenza della parola difendendo l’adultera Elena, oppure di Heidegger che scopre l’angoscia esistenziale vedendo in un quadro le scarpe consumate di una contadina.
Da leggere e rileggere con molta attenzione.


Pietro Emanuele

I cento talleri di Kant. La filosofia attraverso gli esempi dei filosofi
Salani (collana Saggi)
2003

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