Vergogna

“Una brava persona”, scriveva Anton Čechov “si vergogna anche davanti a un cane” forse perché, parafrasando Mark Twain, l’uomo è l’unico animale in grado di arrossire, ma è anche l’unico ad averne necessità.
Scrive Gabriella Turnaturi che fra tutte le emozioni “sociali” la vergogna è con ogni probabilità quella più sociale di tutte e “la sua mancanza o la sua presenza in questa o in quella società possono dirci tante cose”.
Nel linguaggio privato e pubblico si chiama spesso la vergogna a sostegno, ma ultimamente pare se ne sia perso per strada il vero significato. “Ma che vuol dire oggi mi vergogno o dovresti vergognarti? Ed è proprio vero che non c’è più vergogna come si sente dire sempre più spesso? Quale aspetto e quale metamorfosi ha subìto la vergogna tanto da non farsi più riconoscere?”
Gabriella Turnaturi in Vergogna cerca di capire in quali situazioni, esperienze individuali e collettive si sia oggi nascosta la vergogna. E’ consapevole, Gabriella Turnaturi, che la vergogna è solo formalmente sparita dalla nostra società dello spettacolo e dell’esibizione. “Le emozioni non scompaiono, ma si trasformano, cambiano di segno e di significato, cambiano di rilevanza individuale e sociale, cambiano le loro modalità d’espressione, cambiano a seconda dei contesti storici e culturali, ma non spariscono: bisogna solo sforzarsi di cercare di capire dove siano andate.”
Osservare la società di oggi dal punto di vista della vergogna può dire molto sui comportamenti individuali e collettivi, sulle regole non scritte, sui valori prevalenti e anche sul senso comune. Per una persona provare oltremodo vergogna nasconde qualcosa di patologico, ma anche il non provare mai vergogna segnala un qualche disturbo del sentire e del rapporto fra sé e il mondo esterno. All’opposto nella società un eccesso di vergogna segnala un rapporto ambiguo fra individuo e comunità, mentre una sua mancanza o una perdita di rilevanza sociale, indica un distacco fra individualità e legame sociale. Quando si dice che “non ci si vergogna più di niente” si denuncia una perdita, l’indebolirsi di regole, valori, ideali e progetti condivisi. Quanto più una società è coesa, tanto più vi circola la vergogna che funziona come un’emozione sentinella del legame sociale; mentre quando, come accade quasi ovunque nel mondo occidentale negli ultimi tempi, poco ci si vergogna individualmente e istituzionalmente, ci troviamo di fronte a un segnale evidente di frammentazione dell’insieme sociale, di una scarsa legittimazione istituzionale e alla caduta non solo di norme condivise, ma anche di ideali e aspirazioni comuni.


Gabriella Turnaturi

Pazienza
Campi del sapere
Feltrinelli
2012

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