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Una grande famiglia di amici

gennaio 22, 2012

Epicuro si stabilì ad Atene nel 306 a.C. quando aveva trentacinque anni. Scelse una sistemazione domestica piuttosto insolita. Individuò un grande edificio a pochi chilometri dal centro di Atene, nella zona di Melite, tra il mercato e il porto del Pireo, e vi si trasferì con un gruppo di amici. A lui si unirono Metrodoro e la sorella, il matematico Polieno, Ermarco, Leonteo e la moglie Temista, e un mercante di nome Idomeneo (che presto sposò la sorella di Metrodoro). La casa era abbastanza spaziosa da garantire la tranquillità a ciascuno, ma vi erano stanze comuni dove si mangiava e conversava.
Epicuro osservava che: “di tutti quei beni che la saggezza procura per la completa felicità della vita il più grande di tutti è l’acquisto dell’amicizia.”
Tale era il suo attaccamento alla buona compagnia, che raccomandava di evitare i pasti consumati in solitudine, perché “bisogna che tu consideri con la massima attenzione con chi mangi e bevi prima di mangiare e bere qualcosa: infatti dilaniare carni senza la compagnia di un amico è vita da leone e da lupo.”
La casa di Epicuro somigliava dunque a una grande famiglia, dove regnavano gentilezza e simpatia e mancava qualunque senso di cupezza o costrizione.
Secondo Epicuro noi non esistiamo finché qualcuno non ci vede esistere, le nostre parole sono prive di senso finché qualcuno non le intende, ed essere circondati da amici ci dà conferma continua della nostra identità. La loro conoscenza e l’affetto che nutrono per noi hanno il potere di tirarci fuori dal nostro stato di intorpidimento. Attraverso i loro misurati commenti e le loro beffe dimostrano di conoscere le nostre piccole manie e di accettarle, accettando così il posto che occupiamo nel mondo.

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