Archive for the ‘parole’ Category

Fisica quantistica per poeti

ottobre 22, 2013

In un celebre passo di una lettera a Max Born, Einstein scrisse: «Tu ritieni che Dio giochi a dadi col mondo, io credo invece che tutto obbedisca a una legge, in un mondo di realtà obiettiva che cerco di cogliere per via furiosamente speculativa [ … ] Nemmeno il grande successo iniziale della teoria dei quanti riesce a convincermi che alla base di tutto vi sia la casualità, anche se so bene che i colleghi più giovani considerano questo atteggiamento come un effetto di sclerosi».’ Erwin Schrodinger la pensava in modo simile: «Se avessi saputo che la mia equazione d’onda sarebbe stata usata in questo modo, avrei bruciato l’articolo prima di pubblicarlo […] Non mi piace e mi pento di averci avuto a che fare». Cosa turbava questi eminenti personaggi, tanto da spingerli a rinnegare la loro bella creazione? Entriamo un po’ nel dettaglio di queste lamentazioni, nella protesta di Einstein contro un Dio che «gioca a dadi». Il punto di svolta della moderna teoria dei quanti risale al 1925, e precisamente alla vacanza solitaria che il giovane fisico tedesco Werner Heisenberg trascorse a Helgoland, un’isoletta nel Mare del Nord dove si era ritirato per trovare sollievo dalla febbre da fieno. Lì ebbe un’idea rivoluzionaria.

fisica quatLa fisica quantistica si occupa di unità indivisibili di energia chiamati quanti, come descritto dalla teoria quantistica. Il quanto è la quantità minima di una grandezza fisica che può esistere in modo indipendente, in particolare una quantità discreta di radiazione elettromagnetica. In pratica tutto quello che sappiamo sul mondo passa per questa disciplina, e sono tantissime le realizzazioni pratiche che la fisica quantistica ha reso possibili: dal laser ai transistor, dalla risonanza magnetica fino al telefono cellulare.
La fisica quantistica è considerata una sorta di gioco molto complesso per menti eccentriche. Un gioco che non può avere nulla ha a che fare con la poesia. Eppure è un peccato, perché è una scienza innanzi tutto “bella”, almeno quanto la poesia… E per capirla non occorre conoscere la matematica. Soprattutto se a raccontarcela sono due bravissimi divulgatori come Leon Lederman e Christopher Hill.

Leon M. Lederman, Christopher T. Hill, Fisica quantistica per poeti, traduzione di Luigi Civalleri, Saggi. Scienze, Bollati Boringhieri, 2013.

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Nietzsche e il circolo vizioso

ottobre 11, 2013

«1) E’ oggi ancora possibile il “filosofo”? E’ il campo del conosciuto troppo vasto? Non è grandissima la probabilità che egli non giunga ad abbracciarlo, e ciò tanto più quanto più è coscienzioso? O che vi giunga troppo tardi, quando il suo tempo migliore è passato? O che vi giunga danneggiato, divenuto grossolano, degenerato, sicché il suo giudizio di valore non significa più niente? – Nell’altro caso diventa un “dilettante” con mille antenne e perde il grande pathos, il rispetto di sé, e anche la buona e fine coscienza. Insomma non guida più, non comanda più. Se lo volesse, dovrebbe diventare un grande attore, una specie di Cagliostro filosofico.

klossNietzsche e Il Circolo Vizioso è l’opera filosofica più importante di Pierre Klossowski e un notevole e originale contributo.
Klossowski trova in Nietzsche più un complice che un maestro capendo che il pensiero del filosofo tedesco è uno straordinario strumento per la critica dei valori occidentali. L’adesione pressoché totale al pensiero di Nietzsche non si trasforma in Klossowski in un dogma, proprio perché si riferisce a una “teoria” assolutamente antidogmatica.
L’interpretazione di Friedrich Wilhelm Nietzsche proposta da Klossowski, è legata alla filosofia della differenza di Gilles Deleuze, a cui Nietzsche e Il Circolo Vizioso è dedicato. Questa visione si oppone sia alla distorsione nazista, sia all’esegesi proposta da alcuni marxisti, che, come scrisse lo stesso Klossowski, non considerano “il fatto che questo pensiero ruota intorno al delirio come al proprio asse”.
Klossowski analizza non solamente gli scritti dell’ultimo Nietzsche (che lui stesso traduce), ma anche la sua biografia. Sia la vita che il pensiero sono letti come un complotto delle forze impulsionali che abitano il corpo contro il principio di identità (la coscienza), e ciò che lo fa sorgere: l’autorità istituzionale (cioè il linguaggio definito codice dei segni quotidiani); complotto culminante nella valorizzazione del delirio, nel quale è soppresso il principio di identità personale. Delirio la cui estrema lucidità è occultata dalla coscienza. Complotto, delirio e lucidità sono i tre i fondamenti del pensiero nietzscheano.

Pierre Klossowski, Nietzsche e il circolo vizioso, traduzione di Enzo Turolla, Adelphi edizioni, 2013.

Come cambiare il mondo

aprile 30, 2013

Come posso io, singolo individuo in un mondo popolato da miliardi di persone, sperare di cambiare le cose? Ci sono molte ragioni per cui una domanda tanto disfattista sorge spontanea: l’educazione ricevuta, una vita di frustrazioni e amarezza, e il ricordo doloroso dei momenti in cui non siamo stati in grado di Fare Qualcosa.
Ma non c’è dubbio che facciamo la differenza in ogni momento. Il vero problema è che, se cambiamo le cose solo in modo inconsapevole, probabilmente non otterremo mai l’effetto desiderato.

Come cambiare“Il pensiero è disfattista; se non è quello dei grandissimi filosofi; ma allora è poesia”, scriveva Ardengo Soffici. Il disfattismo e la negatività sono sempre dietro l’angolo e sono un pericolo costante e purtroppo persistente. “Così va il mondo”, “Questo e’ il Sistema”, “Tanto sono tutti uguali!”, “Non possiamo farci nulla. E’ tutto deciso…”.
In realtà possiamo davvero fare la differenza e in ogni singolo istante possiamo decidere quello che succederà subito dopo. Le nostre sono azioni sono intenzionali, e altrettanto gravide di conseguenze. C’è chi pensa che la nostra vita quotidiana non possa cambiare il corso della storia, ma è ormai chiaro che la storia è in realtà l’effetto congiunto di tante piccole cose che le persone comuni fanno ogni giorno. “Un numero infinito di azioni infinitesimali” le definiva Lev Tolstoj.
Per Tolstoj, infatti, “cambiamo il corso della storia dal momento in cui ci alziamo al mattino fino a quando andiamo a letto la sera, e non solo con le cose che facciamo, ma anche con quelle che non facciamo. Ciò è evidente, ad esempio, nel momento in cui andiamo – o non andiamo – a votare. Ma la conclusione logica è che facciamo la differenza anche dopo essere andati a letto, perché dormiamo anziché, ad esempio, lavorare tutta la notte a qualche manifesto politico rivoluzionario o perlustrare le strade per dare da mangiare ai senzatetto.”
Insomma, tutti siamo responsabili del modo in cui stanno le cose. Tutti siamo fondamentali, nessuno è insostituibile e ognuno di noi è l’ago della bilancia nella battaglia tra le nostre migiori e peggiori possibilità. E la forza con cui lottiamo per risollevarci dipende dalla percezione che si può e si deve fare…

John-Paul Flintoff, Come cambiare il mondo (se il mondo non ti piace), traduzione di Simona Sollai, The School Of Life, collana diretta da Alain de Botton, Guanda, 2013.

Possibile/Necessario

gennaio 30, 2013

PossibilNecessarioLe espressioni possibile e necessario si ripetono con frequenza perché espressioni comuni della lingua italiana, ma poche volte ci si sofferma a chiedersi quale sia il loro autentico significato.
Aristotele descriveva come possibile quello che non è né impossibile, né necessario, e che quindi è in grado tanto di essere quanto si non essere. Prima di lui Platone definiva la possibilità come la capacità di poter fare qualcosa, un significato all’epoca molto diffuso. Nel Sofista sosteneva anche che il mondo delle idee è dotato di una “possibilità originaria”, ovvero della capacità di mettersi in relazione con qualcos’altro.
Nella Metafisica, Aristotele parlava sia di dynamis che di energeia, cioè “esercizio”. I termini “possibilità” ed “esercizio” erano dunque connessi all’interno di una concezione dell’Essere. Aristotele non intendeva quindi solo dimostrare che nell’Essere c’era la possibilità di rapportarsi ad altro, ma anche che il mondo dell’Essere aveva piena cittadinanza nel mondo della realtà fisica.
Nella tradizione filosofica occidentale, i concetti di possibile e di necessario sono legati a due “dilemmi” che si possono definire logico-gnoseologici ed etico-teologici.
“Dal punto di vista logico-gnoseologico ci si chiede, per esempio, se i due concetti abbiano a che fare con nostre aspettative o modi di guardare alla realtà che ci circonda, oppure se descrivano effettive proprietà di eventi o stati di cose che sono «nel mondo». Dal punto di vista etico-teologico, la domanda principale è se, quando compiamo una determinata azione, abbiamo davanti effettivamente una serie di possibilità reali tra le quali optare, oppure se, invece, la più rigida necessità e il ferreo determinismo dominano sulle nostre scelte. Un aspetto particolare del problema eticoteologico ‘è stato a lungo la questione di come rendere compatibili preveggenza divina e libertà umana.”
Cercare di fornire un quadro storicamente attendibile dell’evoluzione di questi due concetti è un’impresa molto complessa. Massimo Mugnai, professore ordinario di Storia e filosofia della logica, rivolge la sua attenzione prevalentemente all’aspetto logico-gnoseologico. In particolare, in Possibile/Necessario, si occupa della trattazione alla quale i due concetti sono stati di volta in volta sottoposti nell’ambito della logica e della metafisica.

Massimo Mugnai, Possibile/Necessario, collana Lessico della Filosofia, Il Mulino, 2013.

Coraggio

novembre 15, 2012

Se, nel capolavoro manzoniano, Don Abbondio è la personificazione della viltà, Fra Cristoforo rappresenta, per converso, l’emblema del coraggio: nella sua figura e nelle sue azioni prendono forma i tratti quintessenziali della nostra virtù, dall’altruismo al disinteresse, dal sacrificio di sé per il bene all’inizio che dura rinnovandosi, dalla libera scelta al timore disciplinato. L’antititesi tra il suo agire e quello di Don Abbondio è interamente racchiusa nel loro opposto modo di relazionarsi con i potenti: ossequioso e incapace di “dire-di-no”, il primo; in perenne conflitto con il potere e con le asimmetrie che esso instaura, il secondo. Alla docile accettazione dei rapporti di forza da parte di Don Abbondio fa da contraltare l’inesausto tentativo di rovesciarli di Fra Cristoforo, che della dissonanza con lo stato di cose fa la ragione del proprio esistere.

Ad accomunare Don Abbondio e Fra Cristoforo è la consapevolezza di essere quelli che sono. Vile Don Abbondio, coraggioso Fra Cristoforo: come il primo è conscio di non essere un “cuor di leone” e di non poterlo diventare, così il secondo è cosciente del proprio valore, ma anche della responsabilità che ne trae nell’agire concreto.
Secondo Sören Kierkegaard “ci vuole più coraggio per soffrire che per agire”. Qualche volta il coraggio, per William Faulkner, si presenta solo nel momento in cui non si vede altra via d’uscita.
“Dio mi destinò al mare e mi diè l’ardore e l’azione” scriveva Cristoforo Colombo. “Si potrebbe fissare un prezzo per i pensieri. Alcuni costano molto, altri meno. E con che cosa si pagano i pensieri? Credo con il coraggio” sembra fargli eco Ludwig Wittgenstein.
Il coraggio è la prima caratteristica della nostra virtù, quella che resiste di più all’intellettualismo lasciandosi spesso definire in modo vago…
“Si può sostenere, in prima battuta, che l’indefinibilità del coraggio sta in rapporto diretto con l’elemento irrazionale e passionale che lo abita intimamente, facendone una virtù costantemente in bilico tra ragione e passione, tra dimensione intellettuale e sentimentale: prova ne è, del resto, che la scienza non basta a infondere coraggio, né – come si diceva – a definirlo.”

Diego Fusaro, Coraggio, Raffaello Cortina, collana Moralia, 2012.