Archive for the ‘Socrate’ Category

Cose di cui possiamo fare a meno

dicembre 24, 2011

Il cardinal Martini dice di sostenere i poveri per aiutare noi stessi.
 La crisi, dice, va affrontata con coraggio civile ed è necessario avere a cuore la sorte dei poveri, che dobbiamo considerare come amici, anzi come padroni. Solo allora certe piaghe guariranno…
Da vero filosofo quale era, Socrate era convinto che il saggio fosse portato per istinto a condurre una vita semplice, misurata, parsimoniosa. Da parte sua non portava nemmeno le scarpe… Eppure non riusciva a sottrarsi al fascino del mercato e ci andava spesso e quando un amico un giorno gli chiese perché lo facesse, lui rispose che gli piaceva andare per scoprire tutte quelle cose di cui poteva benissimo fare a meno…
Spiritualità significa anche sapere che cosa vogliamo, ma anche capire di quante cose non abbiamo bisogno.
Bonaventura da Bagnoregio, verso la fine del Duecento, sostiene che chi è completamente povero è nel giusto mezzo e, riprendendo un detto di San Francesco, ribadisce che “il povero può essere più generoso del ricco”. Bonaventura dice che la povertà come virtù non riguarda le cose, ma viene dal cuore dell’uomo. Un uomo può anche non possedere nulla, ma se il suo comportamento non è mosso dal giusto desiderio (dalla bona voluntas) non può essere definito virtuoso.
La povertà è quindi per lui il giusto mezzo tra le due tesi estreme di chi ripone la propria felicità nel possesso delle cose materiali e di chi invece disprezza l’avere e il possesso perché teme che possano contaminare e corrompere il cuore dell’uomo.

Il buon maestro e l’arte di Fenarete

dicembre 20, 2011

Buon maestro è chi sprona e stimola l’interesse verso il sapere. Buon maestro è chi, oltre a insegnare, aiuta a diventare persone di valore, ma anche chi ha l’onestà di ammettere che non si finisce mai finito di imparare…
Nietzsche sostiene che fa parte dell’umanità di un maestro mettere in guardia i propri discepoli contro se stesso. Forse perché, come scrive Tiziano Terzani, l’unico maestro degno di tale nome “non è in nessuna foresta, in nessuna capanna, in nessuna caverna di ghiaccio dell’Himalaya… è dentro di noi”.
Socrate non intende comunicare una dottrina o un complesso di dottrine. Alla fin fine, dice, io non insegna nulla, ma mi propongo di motivare e coinvolgere alla ricerca. Per questo paragona la sua arte a quella di sua madre, la levatrice Fenarete.
La sua arte consiste soprattutto nel capire se il suo interlocutore sta per partorire qualcosa di grande e puro.
Socrate si dichiara sterile di sapienza. Accetta come veritiero il rimprovero che molti gli fanno di saper interrogare gli altri, ma di non essere in grado di rispondere.
La divinità che lo costringe a fare da ostetrico, dice ancora, gli vieta però di partorire. Lui non ha nessuna scoperta da insegnare agli altri e non può far altro che aiutarli nel loro parto intellettuale.

Socrate e il successo

dicembre 1, 2011

Socrate ha a cuore prima di ogni altra cosa le verità che riguardano le questioni centrali dell’esistenza umana.
Sia nell’antichità che ai giorni nostri è piuttosto forte la tendenza a identificare l’educazione con l’acquisizione di quelle abilità tecniche che possono fare di un giovane un uomo di successo.
Nei Dialoghi di Platone, Socrate incontra spesso personaggi che al suo tempo venivano considerati dei vincenti com Eutifrone, Ione, Lachete o Ippia e dimostra loro che, contrariamente alle apparenze, come esseri umani sono dei falliti perché hanno confuso la vera eccellenza, che è la virtù, con il semplice possesso di qualche abilità tecnica.
Se anche ricevessero dei riconoscimenti in termini di prestigio, fama e onori, in realtà a loro mancherà la cosa più importante, l’orientamento morale da dare alle loro vite e alle loro abilità tecniche.
Aggiungerebbe Albert Einstein che non conta molto cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto essere un uomo di valore.

Il massimo del piacere

novembre 30, 2011

Matteo Ricci, gesuita alla corte dei Ming, diceva che “quando nell’amicizia il piacere prevale sulla virtù, non si può restare amici per lungo tempo”. Per Oscar Wilde, che poteva resistere a tutto tranne che alle tentazioni, “il piacere è l’unica cosa su cui valga la pena di avere una teoria”.
Per Socrate non è necessario che l’uomo rinunci al piacere per essere virtuoso. La virtù è la vita umana perfetta, ma per raggiungerla non si può non vivere. Chi è virtuoso prova il massimo del piacere. La differenza tra chi è virtuoso e chi non lo è consiste nel saper fare il calcolo dei piaceri e scegliere il più intenso. Chi non sa fare questo calcolo non può che abbandonarsi al piacere del momento.
L’utilitarimo socratico non ha dunque nulla a che fare con l’edonismo proposto dai sofisti. Al disordine degli impulsi che questo edonismo dava all’uomo come regola, Socrate oppone il dominio di sé che permette di scegliere in ogni caso la via da cui si può trarre il massimo piacere possibile.
Nell’utilitarismo di Socrate l’ingiustizia non può aver posto. Far male agli altri significa far male a se stessi e guastare la propria anima.
I sofisti risolvevano la giustizia nel diritto del più forte e ritenevano perciò lecita l’ingiustizia verso il più debole. Socrate ritiene che quest’ingiustizia sia il male peggiore per l’anima che la compie e che è meglio subirla che commetterla.