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Il bosone di Higgs

luglio 16, 2013

Di che cosa è fatto il mondo?
Domande semplici come questa stuzzicano il nostro intelletto da quando l’umanità è capace di pensiero razionale. Certo, oggi ci poniamo l’interrogativo in modo molto più elaborato e raffinato, e ottenere le risposte è assai più complesso e costoso. Ma la domanda di fondo rimane molto semplice.
Duemilacinquecento anni fa tutto ciò che i filosofi greci avevano a disposizione per indagare il mondo circostante era il senso della bellezza e dell’armonia della natura, unito alla potenza del ragionamento logico e all’immaginazione, applicati alle cose percepite con i meri cinque sensi. Visto in retrospettiva, è davvero straordinario quanto siano riusciti a capire.
I Greci furono attenti a distinguere tra forma e sostanza. Il mondo è fatto di sostanza materiale, la quale può assumere una moltitudine di forme diverse. Empedocle, filosofo siciliano del quinto secolo a.C., ipotizzò che questa varietà si potesse ridurre a quattro forme di base, che oggi chiamiamo «elementi»: terra, acqua, aria e fuoco. Questi elementi erano considerati eterni e indistruttibili; legati insieme in combinazioni romantiche dalla forza attrattiva dell’Amore e separati dalla forza repulsiva dell’Odio, essi davano origine a tutto ciò che esiste nel mondo.

bosone higgsIl 4 luglio 2012 gli esperimenti Atlas e Cms hanno annunciato la scoperta di una particella le cui caratteristiche erano compatibili con il bosone di Higgs, che per più di quaranta anni ha rappresentato una sorta di Sacro Graal per la fisica delle interazioni fondamentali.
Quello che rende così particolare questa particella è essere la prova regina dell’esistenza del meccanismo che dà origine alla massa di tutte le particelle elementari, un meccanismo che si è messo all’opera un centesimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang e che ha reso possibile la formazione dell’universo e quindi di noi che lo osserviamo. E’ la particella che spiega come si forma la materia delle altre particelle da cui poi deriva tutto – le stelle, gli elementi che abbiamo sulla terra, compresi quelli che compongono gli esseri umani .
Il lavoro di questi scienziati è stato l’ultimo passo di una grande tradizione fatta di intuizioni sul funzionamento della natura che vanno sempre sottoposte al vaglio dell’esperimento. E questo straordinario libro di Jim Baggott riesce a farci assaporare tutte le emozioni di questa storica avventura.

Jim Baggott, Il bosone di Higgs, L’invenzione e la scoperta della «particella di Dio», a cura di Franco Ligabue, Biblioteca Scientifica, Adelphi, 2013.

Psicologia alchemica

giugno 11, 2013

Padroneggiare l’arte del fuoco e possedere la chiave dell’alchimia significa imparare e scaldare, entusiasmare, accendere, ispirare il materiale che stiamo lavorando, il quale è anche lo stato della nostra natura, in modo da attivarlo a passare a uno strato ulteriore.
S’intende che il laboratorio, il forno, le cucurbite ė gli alambicchi, gli assistenti sono creazioni della fantasia oltre che fenomeni materializzati. Sei tu il laboratorio; sei tu i vasi e la materia sottoposta a cottura. Dunque il fuoco è anche un calore invisibile, un calore psichico che implora di essere alimentato, di avere spazio per respirare e di ricevere costante attenzione amorevole. Come si fa a ottenere il calore capace di prosciugare gli umori flaccidi, le oppressioni plumbee, per distillare qualche preziosa goccia di inebriante chiarezza?

Psicologia alchemicaOKIl lavoro di Jung sull’alchimia è stato molto importante per la psicologia analitica perché ha aperto nuovi e imprevisti orizzonti. Hillman trae materia e ispirazione dagli studi di Jung e sviluppa in modo originale la sua idea di alchimia legata alla psicanalisi.
L’alchimia è un’arte per marginali, per chi si trova al limite. Un’arte della natura che eleva le temperature della natura, un’attività artigianale alle prese fisicamente con materiali percepibili dai sensi.
Il linguaggio dell’alchimia può rivelarsi l’aiuto più prezioso per la terapia junghiana. Per Hillman il linguaggio alchemico è una modalità di terapia, è terapeutico in sé.
“L’alchimia dispone di un assortimento di recipienti di qualità differenti, di diverse fragilità, visibilità e forma: serpentini per la condensazione, alambicchi a più teste, pellicani, cucurbite, vasche piatte scoperte. Per contenere la nostra materia e per cuocerla possiamo usare il rame oppure il vetro oppure l’argilla.”
La psiche si manifesta sempre in comportamenti ed esperienze specifiche e in immagini sensuose assai precise. Per questo le parole dell’alchimia agevolano e sorreggono. Perché sono concrete e indicano le operazioni che si compiono nella “lavorazione” della psiche. Con l’alchimia si impara a far volatilizzare la vaporosità, a far evaporare gli annebbiamenti, a calcinare le passioni per ridurle a essenze secche. Si impara a condensare e congelare gli stati di nebulosità in modo da ricavarne gocce limpide e cristalline. Si impara a coagulare e a fissare, a dissolvere e a provocare la putrefazione, a mortificare e ad annerire…

James Hillman, Psicologia alchemica, traduzione di Adriana Bottini, Adelphi, 2013.

Intorno al senso del nulla

maggio 3, 2013

intorno al senso del nulla2“Pare un assurdo, eppure è esattamente vero, che, tutto il reale essendo un nulla, non v’è altro di reale né altro di sostanza al mondo che le illusioni”, pare ammonire Giacomo Leopardi nello Zibaldone.
Per Emanuele Severino l’intera storia dell’Occidente è stata condizionata dalla concezione greca del divenire, inteso come sparire nel nulla.
Da molto tempo gli scritti di Severino affrontano il tema del nulla. Da La struttura originaria (1958) a La morte e la terra (2011).
Intorno al senso del nulla si ricollega a queste due opere rivelando quanto l’ambiguità del nulla sia ben più profonda di quanto possa sembrare.
Severino pone sullo stesso piano essere e nulla. La cultura occidentale ha tolto la forza (il senso) dell’essere e ha elevato il nulla alla dignità dell’essere.
“L’essere è, il non-essere (il nulla) non è”, frase depositaria di Parmenide, è una delle verità originarie da cui l’uomo occidentale si è allontanato.
L’essere e il nulla sono all’opposto in senso assoluto e l’essere è sempre e il nulla non è sempre: se l’essere è sempre, è impossibile che il nulla possa esistere perché l’essere vi si oppone sempre e in eterno. Per questo tutto ciò che esiste è eterno e non può degradarsi e perire, come non può scaturire dal nulla.
“Il senso del vuoto, della privazione, dell’assenza sono al centro della storia dell’uomo”, scrive.
Il significato radicale che il nulla ha assunto nel pensiero filosofico accompagna come un’ombra non solo questa forma di pensiero, ma tutta la storia dell’Occidente.
“E’ la radice dominante dell’angoscia dell’uomo occidentale (che ormai è l’uomo planetario). Non solo perché il nulla è il nulla, ma anche per il carattere ambiguo di tale radice. Già Platone si accorge che pensare il nulla e parlare del nulla è pensare qualcosa e parlare di qualcosa. Come se il nemico che si ha di fronte si sdoppiasse. E ci ingannasse sulla sua identità.”

Emanuele Severino
, Intorno al senso del nulla, Adelphi, 2013.

I principi spirituali della vita

marzo 2, 2013

salti quanticiLa meccanica quantistica è il ramo della fisica che si occupa dell’infinitamente piccolo. Gli elementi fondamentali  che compongono la materia sono costituiti da piccolissimi concentrati di energia detti quanti,  che  hanno una duplice natura: ondulatoria e corpuscolare.
Diceva Niels Bohr, il “danese d’oro” della fisica quantistica, che “i concetti di corpuscolo e di onda sono ben definiti solamente in fisica classica, nel cui ambito ovviamente luce ed elettroni sono, rispettivamente, onde elettromagnetiche e corpuscoli materiali”.
La fisica quantistica può anche essere definita la scienza che prova a comprendere e spiegare i principi spirituali della vita.
Scrive Fritjof Capra che “la meccanica quantistica ci costringe a vedere l’universo non come una collezione di oggetti fisici separati, bensì come una complicata rete di relazioni tra le varie parti di un tutto unificato”.
La teoria quantistica deriva il proprio nome dal concetto di quanto, introdotto da Planck nel 1900 e ripreso da Einstein nel 1905. La teoria della meccanica quantistica fu essenzialmente completata intorno al 1930, ma l’argomento è a tutt’oggi controverso.
Per merito della meccanica quantistica avviene un cambiamento radicale e profondo del paradigma scientifico, un cambiamento di portata storica, epocale.
La scopo del libro di Jeremy Bernstein, fisico e giornalista americano, è offrire un resoconto di questo mutamento culturale. Gli argomenti sono diversi fra loro e c’è anche una buona dose di autobiografia e racconto.
I fenomeni quantistici pongono di continuo sfide alla logica e al senso comune e Bernstein prova proprio a spiegarci concetti teorici in modo diretto senza far uso della matematica. E intrecciando amabili aneddoti sui suoi grandi protagonisti, analizza i vari fenomeni culturali che ruotano intorno alla meccanica dei quanti dissolvendo anche diversi luoghi comuni e puntualizzando concetti chiave che spesso vengono fraintesi.

Jeremy Bernstein, Salti quantici, traduzione di Franco Ligabue, Adelphi, 2013.